La Caduta di Solveig
Vi fu un tempo in cui l'ira fu giustizia
Il rancore divenne una sentenza
Ogni torto custodito nella carne
Prolungava la propria permanenza
Solveig fece memoria del supplizio
Dell'offesa una legge personale
Il passato divenne la sua patria
Il rancore un verdetto ancestrale
Chi conserva l'odio contro l'altro
Gli concede dimora nella mente
Ogni oltraggio nutrito dalla collera
Rende vivo chi ormai non è presente
Solveig cadde prigioniera del passato
Con I morti ancora nella memoria
Chiese al tempo il saldo dei suoi debiti
Diede all'odio il seguito della storia
Solveig cadde per fedeltà al dolore
Anno dopo anno crebbe la condanna
Il rancore le promise la giustizia
Poi divenne il carceriere dell'anima
Credeva di difendere se stessa
Conservando intatto il torto antico
Ogni giorno dedicato alla vendetta
Rendeva ancora presente il nemico
L'ira possiede una ragione astuta
Sa vestire la vendetta da virtù
Ogni pena sembra necessaria
Quando l'odio detta la sua verità
Quanto più Solveig ricordava
Più l'offesa reclamava potestà
Ciò che un giorno le era stato inflitto
Divenne parte della sua identità
Troppo a lungo il dolore custodito
Può mutarsi in intima dottrina
Chi ha sofferto difende la condanna
Finché crede che sia la sua natura
Solveig cadde prigioniera del passato
Con I morti ancora nella memoria
Chiese al tempo il saldo dei suoi debiti
Diede all'odio il seguito della storia
Solveig cadde per fedeltà al dolore
Anno dopo anno crebbe la condanna
Il rancore le promise la giustizia
Poi divenne il carceriere dell'anima
Settecento anni stretta dalle catene
Settecento sotto la stessa pena
Ogni secolo nutriva il precedente
Ogni giorno ribadiva la catena
Forse tutto era iniziato molto prima
Quando il perdono le sembrò viltà
Dimenticare equivaleva al tradimento
Della propria dolorosa verità
L'odio esige sempre un altro tributo
Prima prende la pace e poi l'essenza
Alla fine resta nella coscienza
Come un giudice che rinnova la sentenza
Solveig volle vincere il nemico
E ne accolse lentamente la sostanza
Il rancore compie la metamorfosi
Che dell'altro perpetua la presenza
Solveig, Solveig, quanto costa la vendetta
Se il tributo siamo infine noi?
Quanto resta nostro nella mente
Quando l'altro continua dentro noi?
La libertà comincia quando il torto
Perde infine autorità sul presente
Quando il male ricevuto resta antico
E non governa più la nostra mente
Nessuna pena rende ciò che è stato
Nessun giudizio annulla la violenza
La vendetta prolunga l'aggressore
Dentro chi ne custodisce la presenza
Solveig comprese tardi quella legge
Il supplizio più feroce era interiore
Sette secoli contro I suoi nemici
Avevano allevato il successore
Lei custodiva ancora la catena
Lei rinnovava ancora la condanna
Ogni giorno dato al risentimento
Aggiungeva un anello alla sua pena
Poi le catene infine si spezzarono
Nessun trionfo emerse dalla storia
Restò Solveig davanti a ciò che era
Con settecento anni nella memoria
Nessun nemico attendeva il suo giudizio
Nessun colpevole implorava assoluzione
Restava solamente una domanda
Sopravvissuta a ogni punizione
Quanto di noi appartiene ancora a noi
Quando viviamo contro chi ci ha colpito?
Quanto dell'altro abbiamo fatto nostro
Credendo d'averlo infine sconfitto?
La Caída de Solveig
Hubo un tiempo en que la ira fue justicia
El rencor se convirtió en sentencia
Cada agravio guardado en la carne
Prolongaba su propia permanencia
Solveig recordó el suplicio
De la ofensa, una ley personal
El pasado se volvió su patria
El rencor un veredicto ancestral
Quien guarda odio hacia el otro
Le concede un hogar en la mente
Cada insulto alimentado por la cólera
Mantiene vivo a quien ya no está presente
Solveig cayó prisionera del pasado
Con los muertos aún en la memoria
Pidió al tiempo el saldo de sus deudas
Le dio al odio el hilo de la historia
Solveig cayó por lealtad al dolor
Año tras año creció la condena
El rencor le prometió justicia
Luego se volvió el carcelero del alma
Creía que se defendía a sí misma
Conservando intacto el agravio antiguo
Cada día dedicado a la venganza
Hacía que el enemigo siguiera presente
La ira tiene una razón astuta
Sabe disfrazar la venganza de virtud
Cada pena parece necesaria
Cuando el odio dicta su verdad
Cuanto más Solveig recordaba
Más la ofensa reclamaba poder
Lo que un día le fue infligido
Se volvió parte de su identidad
Demasiado tiempo guardado el dolor
Puede transformarse en doctrina íntima
Quien ha sufrido defiende la condena
Hasta que cree que es su naturaleza
Solveig cayó prisionera del pasado
Con los muertos aún en la memoria
Pidió al tiempo el saldo de sus deudas
Le dio al odio el hilo de la historia
Solveig cayó por lealtad al dolor
Año tras año creció la condena
El rencor le prometió justicia
Luego se volvió el carcelero del alma
Setecientos años atada por cadenas
Setecientos bajo la misma pena
Cada siglo alimentaba al anterior
Cada día reafirmaba la cadena
Quizás todo comenzó mucho antes
Cuando el perdón le pareció cobardía
Olvidar equivalía a traición
De su propia dolorosa verdad
El odio siempre exige otro tributo
Primero toma la paz y luego la esencia
Al final queda en la conciencia
Como un juez que renueva la sentencia
Solveig quiso vencer al enemigo
Y lentamente aceptó su esencia
El rencor cumple la metamorfosis
Que perpetúa la presencia del otro
Solveig, Solveig, ¿cuánto cuesta la venganza
Si el tributo somos al final nosotros?
¿Cuánto queda nuestro en la mente
Cuando el otro sigue dentro de nosotros?
La libertad comienza cuando el agravio
Finalmente pierde autoridad sobre el presente
Cuando el mal recibido queda antiguo
Y ya no gobierna nuestra mente
Ninguna pena devuelve lo que fue
Ningún juicio anula la violencia
La venganza prolonga al agresor
Dentro de quien guarda su presencia
Solveig entendió tarde esa ley
El suplicio más feroz era interior
Siete siglos contra sus enemigos
Habían criado al sucesor
Ella aún guardaba la cadena
Ella renovaba aún la condena
Cada día dedicado al resentimiento
Añadía un eslabón a su pena
Luego las cadenas finalmente se rompieron
Ningún triunfo emergió de la historia
Quedó Solveig frente a lo que era
Con setecientos años en la memoria
Ningún enemigo esperaba su juicio
Ningún culpable imploraba absolución
Solo quedaba una pregunta
Sobreviviente a cada castigo
¿Cuánto de nosotros aún nos pertenece
Cuando vivimos contra quien nos hirió?
¿Cuánto del otro hemos hecho nuestro
Creyendo haberlo finalmente vencido?
Escrita por: Astrikos Katoikos